I culti e il territorio

I santuari romani di Este

Il santuario dei Dioscuri, Castore e Polluce, divinità di origine greca, fu scoperto nel 1709, si trovava a ovest della città, lungo l’Adige ed era costruito su un terrazzamento artificiale; ne è qui esposto il fregio in terracotta con metope con testa taurina e busto di Dioscuro, oltre agli oggetti legati a pesca e commercio ritrovati nel deposito votivo presso l’edificio. Il santuario rimase attivo fino al II secolo d.C. ed era probabilmente anch’esso in uso da epoca preromana: una dedica a divinità gemelle è infatti attestata da un’iscrizione venetica su una coppa bronzea, trovata poco lontano.

Dediche agli dei

Gli altarini esposti riportano dediche di cittadini atestini a divinità, sia locali romanizzate sia greco-romane, come adempimento di voti. Le divinità legate all’acqua erano già venerate in epoca veneta, continuarono ad essere onorate anche in epoca romana. Il Sole e la Luna erano venerati dagli atestini come protettori delle attività agricole, come anche Silvano, nume dei boschi. Giove, massima divinità del pantheon romano era il nume più venerato nel territorio atestino. Sono note anche dediche a Minerva, Venere e Diana.

La gestione delle acque

Ateste era una città d’acque attraversata da due rami dell’Adige e dotata di una rete idrica efficiente, amministrata dal curator aquarum, magistrato di rango consolare nominato dall’imperatore. L’acqua proveniva dalle sorgenti dei Colli Euganei tramite condotte composte da elementi modulari in trachite. In città erano presenti cisterne a uso pubblico, tubature di distribuzione, pozzi privati in terracotta. Per far fronte alle frequenti esondazioni dell’Adige, tra fine I secolo a.C. e inizio del I secolo d.C., furono realizzate arginature in trachite tra Este e Montagnana.

Le risorse dei Colli Euganei

Nel territorio euganeo, gli atestini coltivavano cereali e legumi e producevano vini pregiati, menzionati da Marziale nelle sue poesie. La coltivazione del castagno era una risorsa importante: un cavaliere atestino, di nome Corellius, introdusse a Napoli l’innesto della prelibata castagna euganea Corelliana, come racconta Plinio nelle Naturalis Historiae. I Colli Euganei offrivano inoltre risorse naturali come i boschi, da cui si ricavava legname, e la trachite, pietra di origine vulcaniche particolarmente resiste e durevole.

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