Nel 1565, la Repubblica di Venezia cedette il castello e la cinta muraria di Este all’importante famiglia veneziana dei Mocenigo che qui costruì la propria dimora di villeggiatura. Il progetto prevedeva la costruzione di due edifici simmetrici a «L» che inglobavano nelle facciate principali un tratto delle mura trecentesche. I due edifici erano uniti da un corpo centrale, abbattuto prima del XVII secolo.
Prima del 1788, il braccio sud-est dell’edificio venne distrutto da un incendio. La Veduta di Este di Girolamo Franchini (1775) è l’ultima immagine dell’edificio integro, mentre la Pianta Geometrica di Este di Antonio Varani (1788) mostra l’ala destra interamente distrutta. Nel 1821, il palazzo e il castello furono acquistati da Moisé Trieste. Dopo la sua morte, i figli adibirono il palazzo ad uso agricolo con alcune stanze usate come magazzino per i prodotti agricoli delle terre dei Trieste e addossarono un basso fabbricato ad uso cucina. Nella seconda metà dell’Ottocento il complesso venne ereditato dai fratelli Da Zara.
Nel 1883, il castello carrarese e il palazzo Mocenigo furono acquistati dal Comune di Este. Il palazzo era destinato ad ospitare il Museo Euganeo Romano e, quindi, fu adattato a diventare un edificio aperto al pubblico. Nel 1890, il Comune donò allo Stato l’ala sud del palazzo e le collezioni museali. Gli ambienti furono riportati allo stato originario, abbattendo le fabbriche adibite a cucine costruite dai Trieste. Il Museo Nazionale Atestino fu inaugurato il 6 luglio 1902.
Tra 1893 e 1896, il lato nord del palazzo fu pesantemente trasformato per adattarlo all’uso come scuole elementari. Negli anni Settanta del Novecento le scuole furono trasferite altrove e l’ala settentrionale fu acquisita dal museo, che negli anni successivi vi realizzò i magazzini e i locali degli uffici.
Storia del palazzo
Gli affreschi delle sale del primo piano del museo hanno risentito dei numerosi cambiamenti d’uso degli ambienti e solo alcuni dei soffitti voltati conservano la loro integrità. Gli affreschi sono stati per lungo tempo attribuiti al pittore veneziano Giulio Carpioni (1613- 1678) ma studi recenti ipotizzano l’attribuzione a Pietro Antonio Torri, pittore bolognese attivo in Veneto tra 1658 e 1774. Da una pianta redatta nel 1801 e conservata nella Biblioteca Civica di Padova si è dedotto che l’ingresso principale si trovava nei giardini del castello e che la fruizione degli spazi del piano nobile era opposta a quella odierna.
La prima stanza era l’attuale Sala 5 che aveva una ricca decorazione parietale e un camino tra le finestre. All’interno di un’intelaiatura architettonica dipinta, erano appesi finti quadri affrescati con rappresentazioni mitologiche. Le pareti furono coperte di intonaco in un momento non precisato e si ignorava l’esistenza di questo ciclo affrescato fino agli inizi del XXI secolo. Nella Sala 4 il soffitto è decorato con una finta quadratura architettonica con agli angoli finte statue di putti e volute lapidee. Nei riquadri del primo registro sono rappresentate scene dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso (1581). Al centro della volta si apre un ovale con tre amorini alati. La Sala 2 era il salone principale della dimora e ha il soffitto decorato con una finta intelaiatura architettonica con al centro lo stemma della famiglia Mocenigo e sulla volta uno squarcio aperto al cielo con una figura femminile seduta sulle nuvole con cartiglio, cornucopia, bilancia e squadra nelle mani a rappresentare il potere della famiglia Mocenigo. La volta della Sala 1 ha anch’essa una decorazione architettonica con finti riquadri e statue di figure mitologiche. Al centro, è presente un ovale con due putti in volo verso il cielo.