Dopo la vittoria di Azio (31 a.C.), Augusto assegnò terre ai veterani, facendo di Ateste una colonia. Il territorio fu bonificato e diviso in lotti di terre tramite un processo definito centuriazione; i veterani vivevano di agricoltura e godevano di sussidi e privilegi che ne accrescevano il prestigio.
A Este sono note epigrafi di ex soldati della legione XI, alcuni che si fregiavano del cognome Actiacus, e di veterani delle legioni IV Macedonica e V Urbana, tra cui un signifer (portatore d’insegne). Alcuni veterani furono ammessi (adlecti) nel senato locale (ordo decurionum), donando somme di denaro (summae honorariae) per opere pubbliche. Legionari originari di Este sono attestati anche in altre regioni dell’impero con il cognome Atestinus o l’appartenenza alla tribù Romilia.
L’edilizia pubblica di Ateste
La città romana ricalcava l’abitato veneto. Le strade ortogonali erano lastricate con basoli di trachite, con una carreggiata a profilo a schiena d’asino. Il centro monumentale (forum) era situato nell’attuale quartiere dell’Olmo, dove si incrociavano il cardo e il decumano massimo. Molti frammenti di edifici pubblici sono stati reimpiegati posteriormente, ma i reperti da questa area consentono di ricostruire una piazza rettangolare con edifici porticati con colonne corinzie e cornice a mensole decorate con rosette e dentelli e fregio con girali d’acanto, databili alla prima metà del I secolo d.C. Da questa area provengono anche iscrizioni pubbliche come il Fragmentum Atestinum e quella del curator aquarum.
Anfore e commerci
Le anfore erano contenitori ceramici per il trasporto di prodotti alimentari, soprattutto vino, olio e salsa di pesce fermentato (garum). Avevano un collo stretto, un’imboccatura sigillata con un tappo, due anse per maneggiarle e un puntale alla base del corpo, che permetteva di impilarle nella stiva delle navi onerarie. La forma di anse e corpo variava in base al luogo di origine, diventando un vero marchio di provenienza. Spesso recavano i bolli dei produttori impressi sul bordo o sulle anse, o iscrizioni dipinte (tituli picti) con dati su prodotto e capacità. Le anfore testimoniano i contatti commerciali di Ateste romana: olio e vino padano e istriano, garum spagnolo, vino egeo e olio nordafricano. Dopo l’uso, venivano usate per le bonifiche dei terreni o per contenere corredi nelle tombe.
L’amministrazione delle città
Le iscrizioni di Ateste testimoniano che la colonia era amministrata dai duoviri, magistrati simili ai consoli di Roma. Accompagnati dai littori, si occupavano di opere pubbliche, finanze e culto e convocavano il senato locale (ordo decurionum). Gli aediles curavano la sicurezza pubblica, i mercati, la manutenzione delle strade; i quaestores gestivano il denaro pubblico.
Il curator aquarum gestiva le opere idriche. Tra le cariche religiose figuravano il pontifex che sovrintendeva alla religione pubblica e il Flamen Augustalis, sacerdote del culto dell’imperatore, di cui si occupavano anche i Seviri Augustales, associazione di sacerdoti. Il collegio dei Seviri, composto da liberti facoltosi, organizzava giochi e spettacoli pubblici, mostrando così la propria ascesa sociale.
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