Veneti, Celti, Etruschi, Romani
I rapporti tra popoli diversi lasciano tracce nel record archeologico in forma di oggetti estranei al gusto e alle tradizioni locali. Questi manufatti possono essere l’esito di scambi e commerci o degli spostamenti di persone che li portano con sé; in alcuni casi si osserva anche la produzione locale di oggetti simili a quelli importati o la modifica del loro uso originario.
Anche lingua e scrittura, quando attestate, forniscono informazioni sull’identità etnica e culturale di chi ha realizzato o commissionato le iscrizioni. Dal confronto tra cultura materiale ed epigrafia possiamo ricostruire, con diverso grado di precisione, casi di mobilità di persone e processi di scambio e integrazione tra culture diverse, come nei casi esposti in questa sala.
Tomba Benvenuti 123
La tomba di Nerka
Nel 1984, negli scavi della necropoli della Casa di Ricovero, furono rinvenute due tombe eccezionali: la monumentale Tomba 23, detta di Nerka, e la Tomba 36, più piccola ma ricca.
La Tomba 23 conservava un grande sarcofago in lastre di calcare dei Colli Euganei con copertura a doppio spiovente, simile ai modelli etruschi di Populonia e Bologna. All’interno, il corredo richiamava gli ambienti della casa: al centro una situla in bronzo con iscrizione venetica “ego Nerkai Trostiaiai” (“io sono per Nerka Trostiaia”), contenente uno skyphos in vernice nera usato come ossuario; attorno, gioielli in oro, vasellame in bronzo, ciotole con offerte animali, oggetti per la tessitura (fra cui un modello di telaio), un modello di sedile decorato con cavalli e utensili per il focolare e il banchetto, come alari e spiedi. Accanto alla ceramica adriese erano presenti anche due vasi sovraddipinti di Egnazia, in Puglia.
La Tomba 36, in cassetta litica, aveva un corredo simile: ceramica a vernice nera, grigia e acroma, uno skyphos di Egnazia, fibule in oro, alari, spiedi e una paletta con cavalli.
Le due sepolture furono chiuse insieme e ricoperte con frammenti ceramici, tra cui un cratere attico a figure rosse da Atene. L’insieme è databile alla metà–terzo quarto del III sec. a.C.
Le analisi osteologiche indicano che nella tomba 23 era deposta una donna adulta, mentre nella 36 una giovane sui 20 anni e un infante: probabilmente una famiglia (forse madre, figlia e nipote) morta a breve distanza, forse per un’epidemia.
Le tombe mostrano l’integrazione di gruppi etruschi nella società veneta: la ceramica e i gioielli rimandano all’Etruria padana e Adria, mentre focolare, tessitura e l’arte delle situle con raffigurazioni di cavalli rappresentano la componente veneta. Anche il nome Nerka, con il matronimico Trostiaia da Trosto (“l’etrusco”), allude a un’origine etrusca.
Nel I secolo a.C. sotto uno spiovente della tomba 23 fu deposta una sepoltura maschile che non ha nessuna relazione con le tombe precedenti.